Hai domande? info@laverdevia.it   +39 345 414 6026   +39 345 414 6026
Youtube Facebook

20/12/22 discussione di due tesi su Borgo Taccone.


Alle 10.30 del 20 dicembre 2022 a Milano, in Via Ampère 2, nell’aula III A al primo piano dell’edificio in cui ha sede la ‘Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni’ del Politecnico di Milano è accaduto un evento di particolare interesse per chi segue le vicende dei territori rurali compresi tra la Puglia è la Lucania.
Sono state presentate due peculiari tesi di laurea, risultato di un’attività di studio che ha impegnato sei laureande per circa tre anni – a partire dall’anno accademico 2020-21 – in cui le studentesse hanno impostato attività conoscitive e di progetto sui borghi rurali di fondazione della Riforma Agraria frequentando le lezioni tenutesi nel “Laboratorio di Restauro”.
Le tesi si inseriscono in una ricerca più ampia che tenta di delineare il panorama sull’urbanistica e sulle architetture Moderne dei borghi rurali di fondazione realizzati durante la Riforma Agraria (1950-1970) nelle aree interne del Mezzogiorno cercando di evidenziarne le traiettorie evolutive, fisiche, sociali e culturali che hanno condotto questi beni complessi alla contemporaneità, tracciando un possibile futuro dibattito teorico culturale su questi temi, sulla loro tutela, conservazione e valorizzazione.
Le sei studentesse laureande (Alessia Laino, Chiara Mercenaro, Valeria Zappaterra, Caterina Musarra, Martina Cristina Negru e Ilaria Rossetti) sono state seguite in questo percorso di studio, dai docenti del Politecnico di Milano: Susanna Bortolotto, Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (DAStU), Cristiana Achille, Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito (ABC), Riccardo Mereu, Dipartimento di Energia (DENG) e dalla collaborazione dell’arch. Maria Cristina Palo.
L’oggetto di entrambe le tesi è “Borgo Taccone”, un borgo di fondazione progettato da Plinio Marconi che fu architetto, ingegnere ed urbanista, nonché preside della Facoltà di Architettura di Roma gli inizi degli anni ’60 del secolo scorso.
”Borgo Taccone” (nella valle del Bradano) prende il nome dal monte Taccone, rilievo che si trova all’interno di un’area di 27.000 ettari vincolata da un punto di vista paesaggistico e afferente al comune di Irsina (in provincia di Matera) che presidia un territorio votato alla cerealicoltura, ricco di siti archeologici (neolitici, peuceti, romani e medioevali) e di importanti relazioni con viabilità storiche quali la via Appia (l’antica via romana che congiungeva Roma con Brindisi), la via Francigena, i tratturi e tratturelli, (antichi percorsi della transumanza delle greggi che si spostavano regolarmente tra i territori della Puglia e Basilicata e quelli del Molise).
L’edificazione di Borgo Taccone rientrava in un piu’ ampio progetto, varato tra gli anni ‘50 e ’70, finalizzato ad alleviare la condizione di indigenza in cui versavano i lavoratori del settore agricolo e le loro famiglie negli anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale. L’impegno finanziario di questo progetto venne sostenuto dal Piano Marshall e fu anche la risposta ai moti di rivolta dei lavoratori che, stremati dalle privazioni a cui erano stati costretti negli anni della guerra, chiedevano lavoro e condizioni di vita dignitose sfociando in clamorosi eccidi, tra i quali si ricorda quello del bracciante Giuseppe Noviello a Montescaglioso in Basilicata.
La commissione esaminatrice ha potuto così apprendere come un borgo della Riforma Agraria, oramai in stato di parziale abbandono, possa essere conservato, valorizzato e ripopolato, con nuove destinazioni: a Smart Village (tesi di Alessia, Chiara e Valeria) o ad Ecovillaggio (tesi di Caterina, Ilaria e Martina). Le tesiste hanno dato concretezza ad un’idea di ‘rinascita’ e ‘rinnovamento’ di un costruito storico del Moderno – che conserva ancora un forte carattere formale sia nell’impianto urbano, che in quello architettonico – inserito in un paesaggio culturale, rurale e ambientale ben conservato. Sono riuscite a preservare il nucleo insediativo che fu, a suo tempo, il simbolo del riscatto di una parte della popolazione in difficoltà e che oggi è invecchiato, dimenticato e obsoleto assurgendolo a nuovo simbolo di una possibile rinascita moderna dei territori storici fragili ‘periferici’ progettando soluzioni in linea con gli obiettivi (SDG’s) perseguiti dall’ONU con l’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile e dall’Europa con le recenti normative collegate ai principi ESG (Enviromental, Social, Governance).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *