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Il contesto della riforma fondiaria – le lotte contadine al Sud

Oggi ricorre la festa dei lavoratori. In questo giorno di festa assume un valore quasi simbolico riportare alla memoria le motivazioni alla base del concepimento della riforma agraria degli anni 50 del secolo scorso che getto le basi per l’edificazione di borghi come quello di Borgo Taccone a Irsina in provincia di Matera.

La riforma fondiaria è stata la risposta politica alle tensioni sociali che nel secondo dopoguerra avevano spinto i salariati agricoli, i disoccupati e piccoli agricoltori a impegnarsi in durissime lotte sociali sfociate nelle occupazioni delle terre dei latifondi e in drammatici scontri con le forze dell’ordine che in alcuni casi provocarono veri e propri eccidi (è il caso di Melissa in Calabria e quello di Montescaglioso in provincia di Matera in Basilicata) .

La riforma rispose nell’immediato alla drammatica richiesta di una fonte di sussistenza e di un miglioramento delle condizioni di vita delle classi più disagiate trascurando di generare una visione strategica e quindi a lungo termine (si direbbe oggi) di uno sviluppo dei territori . Tale visione se fosse stata elaborata avrebbe potuto valorizzare le opportunità offerte dall’agricoltura . Invece le scelte operate nella distribuzione delle risorse ai beneficiari favorirono soprattutto nel Sud Italia una significativa frammentazione del latifondo che non poteva consentire di conseguire quella efficienza ed efficacia economica che era necessaria.

Le conseguenze furono impressionati e si concretizzarono con il massiccio esodo della popolazione dalle campagne del Mezzogiorno d’Italia che iniziò alla fine degli anni ’50 e continuò fino a tutti gli anni ’70.

Il reportage della Rai “La storia siamo noi” ci restituisce una interessante rilettura degli anni 1949/1950 tramite le testimonianze de protagonisti delle vicende e i commenti di storici e studiosi) e racconta una storia di dolore sfruttamento e desiderio di riscatto. Toccante e fonte di ispirazione ancora per noi la testimonianza della vedova del bracciante lucano Giuseppe Novello di Montescaglioso.

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