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Voci dai Margini: Chiara

Conosco Chiara Amati da quando nel 2013 sono diventato suo vicino di casa. Chiara è nata a Gravina in Puglia ma giovanissima, al seguito della sua famiglia, si è trasferita a Bari dove, subito dopo aver conseguito la laurea in lingue, ha insegnato inglese nelle scuole superiori della provincia di Bari. È in pensione da alcuni anni ma i suoi ex-studenti che ancora la frequentano, se la ricordano per i metodi non convenzionali con i quali, durante le ore di lezione, stimolava l’interesse verso la poesia, la filosofia, il teatro e la musica.  

Nel tempo libero a disposizione ha  viaggiato in tutto il mondo visitando l’Europa, il Tibet, l’Amazzonia, il Perù in un periodo storico dove queste mete non erano facilmente accessibili così come accade ora.

È dotata di una curiosità innata ed è continuamente  affascinata dall’indagine del pensiero filosofico, ama le tesi di Hanna Arendt e si entusiasma per ogni novità come farebbe una studentessa.

E’ stata lei a interessarsi affinchè la Masseria di famiglia fosse sottoposta al vincolo della Soprintendenza ai Beni Culturali e a ideare il museo storico della memoria della Masseria Recupa di Scardinale in Gravina in Puglia.

Chi sono io.

Sono una persona che nel corso della vita professionale ha osservato, accompagnato e talvolta sostenuto percorsi di crescita umana e professionale che si sono sviluppati spesso ai margini dei contesti istituzionali e scolastici.

Nel mio lavoro ho incontrato persone fragili, e con potenzialità non espresse ed il mio ruolo è stato anche quello di stimolo: le ho incoraggiate, le ho responsabilizzate e gli ho dato fiducia. Mi ricordo il caso di un giovane che, pur inserito in un ambiente accademico, si trovava in una posizione subordinata e poco valorizzata. Il mio intervento è stato quello di restituirgli consapevolezza del proprio valore, fino a sostenerlo nel completamento del suo percorso di studi.

Cosa sono i “margini” per me.

I margini sono una condizione economica o sociale, ma anche una condizione psicologica in cui, talvolta, le persone possono trovarsi: lontani dai centri di potere, dai percorsi strutturati, da un riconoscimento formale del proprio valore.

I margini per me sono quelle situazioni in cui si trovano quei ragazzi non riconosciuti per il loro potenziale, non valorizzati nei contesti scolastici o accademici dove il loro contributo non viene restituito in modo equo.

Ma i margini non hanno solo una valenza negativa, possono esprimere anche potenzialità. Sono le competenze informali, la capacità di adattamento, le intelligenze pratiche e sociali che spesso non emergono nei contesti “centrali”. In questo senso, i margini sono anche uno specchio della società: mostrano ciò che non viene visto o che viene sottovalutato.

Come penso possano essere valorizzati i margini.

Valorizzare i margini significa prima di tutto riconoscerli. Non considerarli come il luogo o la condizione dello scarto, ma posizioni da cui attivare  il riconoscimento del valore individuale. È quindi è  prioritario restituire alle persone la consapevolezza delle proprie capacità, anche quando il contesto non le valorizza.

E questo è possibile offrendo accesso a opportunità reali, ribaltando dinamiche di svilimento della persona o di utilizzo improprio delle competenze.

L’accompagnamento e la responsabilizzazione sono gli strumenti migliori. È fondamentale non sostituirsi alle persone, ma sostenerle nel prendere decisioni autonome.

Connessione con i centri di opportunità: creare ponti tra margini e centri, tra informalità e strutture riconosciute.

Educazione alla dignità professionale e personale: evitare che la permanenza nei margini diventi accettazione passiva di ruoli subalterni.

E in questo senso, valorizzare i margini non significa negarli, ma trasformarli in un punto di partenza

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