Voci dai margini: Giuseppe

Chi sono io
Sono Giuseppe Candela, sindaco di Irsina, in provincia di Matera.
Irsina è un luogo dove la qualità della vita è superiore allo standard di una qualsiasi città per ampie fasce della popolazione in quanto per una famiglia con bambini piccoli, oppure per persone anziane al termine del proprio percorso lavorativo, vivere in questi luoghi è decisamente più piacevole per la serenità dei luoghi, la bellezza del paesaggio, la qualità dell’aria e dell’alimentazione, la sicurezza, la qualità delle relazioni sociali; tutti aspetti che favoriscono il benessere interiore.
Ad esempio i miei figli vanno a scuola da soli, vanno a fare sport da soli in totale sicurezza. Non ho la necessità di accompagnarli nei loro spostamenti perché io e loro ci sentiamo sicuri e protetti dalla rete di cittadini che conoscono tutti e posso intervenire in modo solidale in qualunque emergenza.
E questo è testimoniato anche dal fatto che alcune famiglie del nord Europa hanno deciso di venire a vivere stabilimento qui ad Irsina.
Tuttavia, è incontestabile che nella percezione di un adolescente o di un giovane che cerca lavoro queste valutazioni hanno un’importanza secondaria e per loro il giudizio può essere differente: per loro vivere in questi luoghi è penalizzante a causa della mancanza di opportunità e di stimoli culturali e lavorativi.
Cosa sono i margini per me
Irsina è essa stessa un margine là dove al termine si può conferire il significato di confine. Se immaginiamo il margine come qualcosa di lontano dal centro, Irsina è un decisamente un margine.
Vivere ai margini non è esattamente un concetto gradevole nel sentire comune perché rimanda a espressioni con accezioni negative quali vivere ai margini della società, dell’industrializzazione, del progresso, dei grandi flussi.
Nonostante questo, io sono convinto che ci sia una circolarità in tutto. Credo che ci sia un desiderio ritorno alle nostre origini e che questo si possa manifestarsi concretamente nel prossimo futuro. Vedo le prime avvisaglie di uno spostamento dai centri verso i margini, quindi una possibilità di crescita dei territori marginali e delle popolazioni marginali.
Proprio perché, dopo un progresso estremo, dopo essere arrivati a una cuspide in questo processo di concentrazione della popolazione nei grandi centri urbani sia inevitabile e quasi naturale un movimento contrario che riporti verso le periferie.
Cosa fare per valorizzare i margini
Bisogna prendere in considerazione la situazione in cui versano i margini nel contesto in cui si trova l’Italia in questo periodo, perché i giovani vanno via non solo da qui: vanno via anche da Milano, da Bari, da Matera.
È un dato di fatto che l’Italia è poco attrattiva per i giovani in generale. Quindi l’Italia in generale si sta avvicinando alle dinamiche in cui si trovano i margini come Irsina piuttosto che allontanarsene.
Quello che dobbiamo fare noi, nei territori marginali, è cercare di mantenerli vivi con un numero di servizi sufficiente a garantire che chi vuole tornare possa farlo.
Qualcuno è tornato per coltivare la terra, qualcuno lavora in smart working e può abitare questi posti. Servono un presidio scolastico, un presidio sanitario, un presidio finanziario e una rete digitale importante. Questo è quello di cui abbiamo bisogno.
Inoltre, e’ necessario puntare sull’innovazione tecnologica che negli anni scorsi ha salvato il centro storico di Irsina: alla fine degli anni novanta è arrivato Internet e mediante Internet sono stati in acquistati ruderi e vecchie abitazioni, che sono stati visti da persone del Nord Europa
All’epoca Internet ha salvato il centro storico, perché senza la possibilità di mettere in rete quegli immobili nessuno li avrebbe mai visti e nessuno li avrebbe mai acquistati.
Oggi abbiamo la fibra.ottica e chi vuole venire qui a lavorare può farlo tranquillamente.
L’altra cosa su cui bisogna lavorare, è valorizzare l’economia agricola.
Questa e’ una questione complessa, Noi qui abbiamo una terra fertile ma non siamo padroni di produrre quello che vorremmo e di ottenere una remunerazione adeguata al lavoro che svolgiamo. Questo perché le politiche agricole non sono più sotto il controllo degli Stati nazionali, ed è difficile una concertazione sovranazionale che garantisca gli interest di tutti.
Concludendo potrei sostenere che piuttosto che rappresentare un limite, il margine è una prospettiva. I territori come Irsina non sono luoghi destinati a rincorrere il centro, ma spazi che possono interpretare il futuro in modo diverso. qualità della vita, la forza delle relazioni, il paesaggio, l’agricoltura e la capacità di innovare rappresentano risorse già presenti, che devono essere sostenute da servizi essenziali, infrastrutture digitali e politiche capaci di valorizzarle.La sfida non è arrestare il cambiamento, ma accompagnarlo: rendere possibile il ritorno di chi vuole abitare questi luoghi, investire nell’innovazione tecnologica senza perdere il legame con la terra e costruire occasioni di confronto tra chi vive quotidianamente il territorio e chi lo studia. In questa visione, i margini non sono periferie del progresso, ma laboratori in cui sperimentare nuovi modelli di sviluppo, fondati su sostenibilità, qualità della vita e radicamento nelle comunità.

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